“Difficile trovare un punto di partenza per scrivere delle emozioni che i Giochi Mondiali di Abu Dhabi hanno lasciato in tutti noi..la prima grande emozione “la convocazione”: stupore, orgoglio, qualche lacrima, entusiasmo e da qui si apre un anno di preparazione, non solo atletica ma anche e soprattutto emotiva.
Dopo un primo momento di entusiasmo cominciano i “miei” dubbi , ce la farà 18 giorni da solo senza persone di riferimento, non conosce nè allenatori nè compagni, lui che fa fatica ad intrecciare rapporti interpersonali. Capiranno quando è stanco e ha bisogno di riposare? E qui grande lavoro di Eunike a preparare Marco a questa splendida esperienza e soprattutto a preparare me. Io che, come referente aerea famiglie, quando parlo ad altri genitori esprimo sicurezza e sprono a lasciare andare i propri figli, a staccare il cordone ombelicale e affermo (peraltro è quello che penso) che attraverso lo sport ed esperienze senza la nostra presenza i ragazzi trovano energie e capacità incredibili che noi non vediamo. Pensiamo che proteggendoli la loro vita possa essere meno complicata ma non li aiutiamo anzi. E’ come quando un bambino inizia a camminare, se lo teniamo sempre per mano non si sentirà mai sicuro di andare da solo. Ha bisogno di inciampare..cadere ..per poter andare da solo. Bene, facile dirlo quando si parla di altri ma con tuo figlio diventa più complicato! 
Avvicinandosi la data della partenza vedevo l’entusiasmo di Marco crescere..l’attesa della valigia, la sua espressione quando finalmente è arrivata e il volersi provare tutto.. allora ho detto: è pronto!! E la prova di tutto questo sono state le sue telefonate “mamma ciao vado perche mi devo allenare”..quando Marco è di poche parole vuol dire che è tutto ok.

La vittoria più grande per Marco è stata quella di essere stato per 18 giorni con persone che non conosceva, di aver nuotato per la prima volta da solo senza partner in acque aperte, di aver accettato che il suo coach non fosse Eleonora che lo affianca tutto l’anno ma altre persone: tre conquiste tre autonomie

E andiamo alle emozioni quelle che rimangono nel cuore e che sai di non volere e potere dimenticare. Entrare in quello stadio che si riempiva di colori, di persone che provenivano da tutto il mondo, di musica, di condivisione di diverse culture, di luci.. è stato un crescendo di sensazioni che ancora oggi faccio fatica a incanalare in un discorso che sappia rispecchiare il mio pensiero.

Vedere tutti i ragazzi con i loro coach e i partner sfilare tutti orgogliosi di essere li a rappresentare lo sport, la condivisione e sapere che là insieme al mondo c’è anche tuo figlio che sta partecipando come te a un mondo di inclusione mai visto! Io, che con l’inglese non sono proprio a mio agio, quando parla Tim Shriver ho la sensazione che stia parlando solo con me seduti ad un tavolino… Parole che arrivano al cuore . Il ricordo dei Giochi Mondiali di Abu Dhabi , al di là dei risultati di Marco, si incanala proprio nei sorrisi di tutti gli atleti che incontravi nei vari impianti sportivi, nella stanchezza sui volti di alcuni coach ( sono stati splendidi e non smetterò mai di ringraziarli) nella disponibilità e nel sorriso degli atleti Partners , negli altri genitori che, trafelati, cercavano di essere presenti sempre,nelle amicizie con genitori di altri paesi, nei volontari, tanti tanti, che ti aiutavano nelle richieste più disparate..Nell’orgoglio di essere li a rappresentare quest’Italia che un po’ denigriamo ma che ha delle risorse umane che possono cambiarla in meglio.Grazie Special Olympics per averci permesso di vivere e capire ancora più a fondo l’importanza dello sport unificato”. 

Elsa Massone, mamma di Marco Basso, medaglia d’oro nei 1500m di nuoto in acque aperte ai Giochi Mondiali Special Olympics, Abu Dhabi. 2019.